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La scrittura e le cattive abitudini

Qualche giorno fa scorrevo placido la newsfeed di Feedly quando mi sono imbattuto in un vecchio articolo di Jon Morrow dal titolo tanto provocatorio quanto stuzzicante: 7 Bad Writing Habits You Learned in School.

Non più di due giorni più tardi mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Massimo Birattari (a proposito: non perdetevi né i suoi libri né i suoi articoli) che sembrava fare il paio con quello: Ma a scuola si insegnano cose sbagliate?, un pezzo dove l’autore smonta cinque false credenze grammaticali (“Non si inizia un periodo con il gerundio! Non si mette la virgola prima della congiunzione e!” e altre baggianate simili).

Ho letto l’articolo di Jon Morrow per capire cosa intendesse con “cattive abitudini apprese a scuola”. Ma a scuola non si dovrebbe imparare a scrivere bene? mi sono chiesto.
Secondo l’autore, non proprio: a scuola si impara a scrivere in modo corretto, pulito, senza “slanci”, ma non necessariamente a scrivere bene, cioè in modo efficace.

Allora vediamo di mettere in fila queste brutte abitudini di cui parla Morrow per capire se ha ragione o no.

(altro…)




Il web writer, scultore della parola

photo credit: skokko via photopin cc

photo credit: skokko via photopin cc

Un web writer batte sulla tastiera. Tic tic tic. Si ferma. Sospira. Ha concluso la prima stesura del suo post.
Ha finito, e non ha ancora cominciato.
Sa che la prima versione del testo è materiale grezzo. Ci sarà da limare, ritoccare, togliere qui e aggiungere là. Trasformare la bozza in un testo sintetico: non breve, non lungo, ma che contenga tutte le informazioni necessarie.

Il web writer è lo scultore della parola: dopo un lungo lavoro di scalpello, dal blocco di testo iniziale ricava l’essenza del suo messaggio. E proprio come lo scultore, anche lo scrittore ha i suoi attrezzi del mestiere: Luisa Carrada docet!

Scrivere è riscrivere

Anzi: scrivere è rileggere, riscrivere, rileggere e riscrivere ancora.
La riscrittura è una scalata, ma ha un grande potere: quello di rendere leggibile il tuo scritto.

[Tweet “La riscrittura è la chiave per produrre testi concisi (R. Bly)”]

Facciamocene una ragione: la correzione delle bozze è faticosa, ma indispensabile.
Scrivere di getto va bene per il diario personale. E basta.

Un recente articolo di Copyblogger ha individuato 7 consigli per trasformare una bozza “grossolana” in un post “levigato”.
Vediamoli brevemente:

  • Comincia il tuo articolo con incisività: introduci il lettore al tema del post con il giusto piglio
  • Separati dal tuo ego: se una frase è inutile, tagliala senza rimorsi, anche se a te piaceva tanto
  • Scegli con cura le parole: esistono quelle giuste per il tuo messaggio, cercale
  • Correggi refusi ed errori grammaticali
  • Usa la punteggiatura (e gli spazi) per guidare il lettore lungo il testo
  • Scrivi con stile, con uniformità e chiarezza
  • Concentrati sul tuo obiettivo: cosa vuoi comunicare? Il tuo testo riesce a farlo?

“Tu come fai?”

Inizialmente butto giù il pezzo quasi di getto. Di tanto in tanto rileggo ciò che ho scritto, ma lascio le valutazioni del post alla fine della prima stesura. Mi capita spesso di lasciare il testo a “decantare” qualche ora, soprattutto se sono stanco.
Poi leggo e rileggo ancora, a volte a voce alta, per vedere se il pensiero fila senza intoppi.
Non è mai un lavoro breve: sono arrivato anche a 20 revisioni prima di pubblicare.

Grazie a Riccardo Esposito ho scoperto Edora, un tool che permette sia di sviscerare il testo alla ricerca di refusi, ripetizioni, sia di comparare due testi per evidenziarne le differenze.

Dimmi la tua

Sei d’accordo con la mia visione del web writer come artigiano? E come procedi con la correzione bozze?
Raccontamelo nei commenti!

 




Micro copywriting: piccolo è bello (ma pure ostico)

Il micro copywriting è una bella sfida. Come riuscire ad essere esaustivi e convincenti in  poco spazio? Hai pochi caratteri a disposizione. Devi soppesare le parole, evitare le frasi fatte. Essere chiaro. E devi persuadere il tuo lettore: a comprare il tuo prodotto, a iscriverti alla tua newsletter, a seguirti su Twitter, a contattarti per una collaborazione.
Voglia di sbattere la testa al muro? Beh, a volte serve. Ma serve soprattutto pazienza e applicazione (e il risultato non è garantito).

Tra call to action, Twitter, meta tag description ed e-mail le occasioni per esercitare il micro copywriting e l’antica arte del “togli quel cacchio di avverbio” sono molte. Tutte complicate: eppure, si tratta di un passaggio obbligato per chiunque fa del copywriting la sua professione.
Approfondiamo con due esempi interessanti (parola abolita, n.d.r):

Un tweet come bio

Twitter è un’ottima palestra per il micro copywriting.
In 140 caratteri non ti puoi permettere fiorettature, devi badare al sodo.
A me, in particolare, piace soffermarmi sulle bio. Concordo con chi dice che sono indispensabili: se non so con chi stia parlando, come posso seguirti?
Leggiamo la mini-bio di Roberta Zanella:
Descrizione Roberta Zanella Twitter Roberta Zanella
Prima dice cosa fa: la communication strategist.
Poi aggiunge:
“Scrivo per mangiare. E ho sempre fame”.
Scrive per mangiare (quindi è una professionista), ha sempre fame (di parole, non solo di cibo).
Mi piace perché l’associo a una persona attiva e appassionata. Una che si dà da fare e che ha da fare (lavora tanto e ha esperienza).
Infine, il link al blog.

La pagina contatti: una call to action mascherata (ma non troppo)

Il micro copywriting è tutto intorno a te.
Anche la pagina “contatti” del blog personale fa parte di questo microcosmo.
D’altro canto, non è altro che una call to action: inviti chi ti legge a contattarti, appunto.
Diamo uno sguardo a quella del buon Daniele Imperi:

Pagina contatti Daniele Imperi

Ecco, a me quel “dimmi come posso aiutarti” piace molto.
È efficace, è una mano tesa verso chi ha bisogno di testi per il proprio blog, per il proprio sito: la filosofia della stretta di mano è – o dovrebbe essere – la pietra angolare del marketing 2.0. Daniele ha azzeccato il verbo giusto.

Il mio motto

Adesso mi piacerebbe avere la vostra opinione su una mia, di scelta.
“Scrittura e comunicazione a spasso nel web” è il motto – così lo chiama WordPress – del mio blog.
A me ricorda un po’ il pay off dell’annuncio pubblicitario.
Per sceglierlo, ho pensato a cosa mi accompagna nel mio lavoro di web writer: la curiosità. La curiosità di scoprire e di imparare.
Forse il termine “spasso” dà l’idea di cazzeggio, di frivolezza: ogni tanto mi viene il dubbio. Preferisco comunque associarlo a una leggerezza pensante, in stile Calvino.

Voi cosa ne pensate? Vi piace oppure no? Forza con i commenti!

descrizione Roby Zanella Descrizione Roberta Zanella