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Sulla gamification: intervista a Fabio Viola

È da tempo che la gamification mi affascina, mi stuzzicano le sue enormi potenzialità, mi piace l’idea che si possa coinvolgere il proprio pubblico attraverso il gioco. A tutti piace giocare, d’altronde!
Per avere un quadro generale, ma approfondito, sull’argomento e capire le possibili applicazioni nell’ambito del marketing e della comunicazione, ho fatto qualche domanda a Fabio Viola, game designer, uno dei maggiori esperti al mondo di gamification (ebbene sì, un vero guru!). C’è anche lui dietro il progetto TuoMuseo, di cui vi ho parlato qualche tempo fa.

Ciao Fabio, grazie dell’intervista. Innanzitutto: cos’è e soprattutto cosa NON è la gamification?

La gamification è una scienza del design in cui convergono principi di gaming, psicologia e scienze comportamentali. Alla base vi è l’idea di ripensare le esperienze, sia fisiche che digitali, che accompagnano la nostra quotidianità. La gamification si pone come obiettivo primario il raggiungimento dell’engagement, passo fondamentale per poi raggiungere obiettivi concreti come fidelizzare, guidare i comportamenti o creare emozioni. Sono convinto che nei prossimi anni la Gamification sarà totalmente compenetrate nell’UX/UI design dando vita a super user experiences.

Gamification non è un creare videogiochi. Gamification non è aggiungere punti, classifiche e badge ad un progetto. Soprattutto gamification non è improvvisazione: bisogna assolutamente diffidare da quelle agenzie che ne parlano senza aver al proprio interno game designer.

Detto semplicemente: perché la gamification funziona?

La gamification, quando ben disegnata, funziona perché fa leva su ciò che ci motiva profondamente. Conoscere queste leve significa poter utilizzare principi in grado di stimolarne l’insorgenza andando a creare, modificare o cancellare i comportamenti di consumatori o dipendenti nel lungo periodo. Non più solo premio o punizione, ma una intera nuova gamma di motivazioni largamente in linea con i desideri delle nuove generazioni, largamente differenti rispetto alle precedenti. Guardando ciò che ha realizzato nei suoi primi decenni di vita l’industria dei video-giochi si ha un quadro chiaro di come questo nuovo medium sia una vera “emotional machine”, in grado di incollare allo schermo e motivare i giocatori.

In concreto, quali sono i vantaggi per un’azienda nello scegliere la gamification come strumento di comunicazione?

Aumentare il fatturato, modificare le abitudini di acquisto, incoraggiare la partecipazione attiva degli utenti, aumentare l’acquisizione organica di nuovi utenti, migliorare il tasso di fidelizzazione, differenziarsi nella comunicazione rispetto ai competitors, creare un forte tasso di engagement. Sono solo alcuni degli obiettivi perseguibili con una strategia gamification based, tutto dipendente dalla strategia generale, dal prodotto e dal target. Personalmente ho sviluppato un framework che aiuta le aziende durante questo processo strategico e di pianificazione iniziale, semplificandolo.

Che rapporto c’è fra gamification e storytelling?

La componente di storytelling è sicuramente una delle principali tecniche utilizzate nel gaming per immergere un giocatore all’interno del contesto di gioco. L’idea che un task, anche semplice, sia finzionalmente collegato ad una missione superiore (epic meaning) aiuta a creare un comportamento nel consumatore/dipendente (hero journey). Questa cornice epica conferisce un senso agli sforzi profusi, il consumatore/dipendente si sente un eroe e la trama diventa essa stessa una tipologia di reward. Sono numerose le aziende che hanno già implementato, tra le tante, questa dinamica. Penso all’iniziativa Be The Buyer del portale di e-commerce ModCloth.com o Microsoft col suo Language Game. In senso più lato il successo di Wikipedia si basa sul principio dell’epic meaning, centinaia di migliaia di persone che volontariamente mettono a disposizione il loro tempo libero e conoscenze perché il loro sforzo ha un senso superiore: rendere accessibile la cultura ad una vasta gamma di persone.

Per concludere, puoi consigliarci uno o più testi validi a tema gamification?

Ancora oggi, pur essendo un testo che mai nomina il termine gamification, credo che la lettura di partenza obbligatoria sia Game Based Marketing di Gabe Zichermann. Da lì poi suggerisco di allargarsi verso testi di neuromarketing, psicologia e scienze comportamentali (Dan Ariely, Cialdini..) ed alcuni verticali specifici di gamification, a seconda del segmento di maggior interesse.

 

 

Ringrazio Fabio per avermi concesso questa intervista. Ora ne sappiamo tutti di più sulla gamification: avete domande, spunti, riflessioni? 

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Copywriter, amo la narrativa fantastica e umoristica, l’Inter e la scrittura a 360°. Altre passioni: i documentari, la musica indie, l’universo digitale, i videogiochi, la radio, gli sport (quando contraccambiano). Parafrasando Beppe Viola, sarei disposto ad avere 37 e 5 tutta la vita in cambio della creatività di Emanuele Pirella o di Terry Pratchett. Comunicat-ivo.it è la mia casa: sei più che benvenuto!