Cos'è la storylistening trance experience?

Cos’è la storylistening trance experience?

“Ehhhhh? La storylis…com’è che hai detto?”
Ho detto storylistening trance experience. No, non è una oscura band americana, né una confraternita di mistici. È un’esperienza che nella vita abbiamo provato tutti. Quante volte, guardando un film o leggendo un romanzo, ci siamo sentiti rapiti dalla storia? Io l’ho sperimentata qualche giorno fa guardando A proposito di Davis, l’ultimo film dei fratelli Coen.

Ma cos’è allora la storylistening trance experience?

Tutti i marketer stanno facendo un gran parlare di corporate storytelling, e a ragione: le storie funzionano, hanno sempre funzionato, sono parte della natura umana. E sapete perché funzionano? Perché le storie, se raccontate bene, fanno presa sulle nostre emozioni tanto da mandarci in trance da ascolto. Ecco cos’è la storylistening training experience: quella particolare sensazione di trance che ci coglie quando siamo presi da un romanzo, un film o un disco che riesce a coinvolgerci.

Storylistening training experience

Questa immagine l’ho presa in prestito dalla pagina Facebook dell’Osservatorio di Corporate Storytelling. Secondo alcuni studi recenti (Stephens, Silbert, Hasson, 2011), quando una persona racconta e un’altra l’ascolta attenta, i loro cervelli si sincronizzano. Magia dello storytelling!

Le fasi della storylistening trance experience

Come spiega Andrea Fontana nel suo Story Selling, la trance d’ascolto è tutt’altro che una sensazione immediata: al contrario, ha un inizio, un punto culminante e una fine, che coincide con la trasformazione, anche piccola, nel fruitore della storia. Non a caso, le strutture narrative che funzionano meglio sono quelle che vedono una trasformazione – in senso positivo o negativo – del protagonista: ad esempio, il viaggio dell’eroe e la struttura narrativa canonica.
Vediamo nel dettaglio l’arco di esperienza della trance narrativa:

  • Prendiamo contatto con la narrazione
  • Entriamo in confidenza con la storia (familiarità)
  • Proprio come fa un sub, ci immergiamo completamente nella storia che ci viene raccontata (immersione)
  • Una volta “immersi” nella storia, tendiamo a identificarci con gli elementi del racconto e abbiamo l’identificazione
  • Il racconto finisce, noi ne usciamo e torniamo alla realtà (emersione)
  • Il tempo scorre e prendiamo le distanze dal racconto (distanziazione), ma…
  • …nonostante il tempo che passa, scopriamo che la narrazione ha lasciato le sue impronte dentro di noi: ecco la trasformazione, piccola o grande che sia, frutto di dinamiche psicologiche soggettive messe in moto dalla storia.

Quest’arco di esperienza si ha quanto la storia che ci viene narrata ci appassiona. E una storia ci appassiona se ha determinate caratteristiche: realismo, sense of wonder, emozione autobiografica e, soprattutto, resa del sé, cioè quel processo attraverso cui sospendiamo la nostra incredulità, ci arrendiamo alla storia e ci identifichiamo con l’oggetto del racconto.

Lente d’ingrandimento

Ho seguito di recente il corso online in Corporate Storytelling della Ninja Academy, tenuto da Andrea Fontana e Massimo Lico. Molte delle cose che ho scritto in questo post le ho imparate da loro.

A proposito dello studio di Stephens, Silbert e Hasson, vi consiglio di leggere anche questo post di Psycology Today: Why Sharing Stories Brings People Together.

Ditemi la vostra

E allora, ragazzi: che mi dite della storylistening trance experience? Quando l’avete sperimentata più intensamente?

 

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Copywriter, amo la narrativa fantastica e umoristica, l’Inter e la scrittura a 360°. Altre passioni: i documentari, la musica indie, l’universo digitale, i videogiochi, la radio, gli sport (quando contraccambiano). Parafrasando Beppe Viola, sarei disposto ad avere 37 e 5 tutta la vita in cambio della creatività di Emanuele Pirella o di Terry Pratchett. Comunicat-ivo.it è la mia casa: sei più che benvenuto!