Intervista Alessio Beltrami

Content Marketing al top: intervista ad Alessio Beltrami

Per rilanciare il blog dopo mesi di inattività (per non dire fermo biologico), ho pensato di intervistare un professionista del content marketing serio e preparato: Alessio Beltrami, la mente dietro Blogaziendali.com e Contemarketingitalia.com e autore di Come Vendere con il Blog Aziendale e Sfrutta i contenuti, genera nuovi clienti e Fai Content Marketing, entrambi editi da Dario Flaccovio. Gli ho fatto qualche domanda sullo stato dell’arte e sul futuro della disciplina.

Ciao Alessio, grazie di aver accettato l’intervista. Nel tuo ultimo libro definisci “inefficaci” i “vecchi sistemi per promuovere”. Dunque spot, annunci, offerte speciali, promozioni sono destinati a soccombere sotto i colpi del content marketing o non bastano più?

Il vecchio modo di intendere la pubblicità è destinato a soccombere, la pubblicità no.

La pubblicità fatta bene, anche con strumenti off line, funziona ancora. Questo richiede un approccio differente rispetto al passato. Non è solo il formato – un blog al posto di un depliant -, ma l’approccio, il modo in cui si individua un messaggio e lo si declina in contenuto: è questo che fa la differenza.

Certo, pensare alla pubblicità come unica forma di marketing è limitante, la pubblicità può guadagnare molto dal Content Marketing e usati assieme, in modo sinergico, possono dare i migliori risultati.

Mi ha molto colpito questa frase: “Un cliente divertito non diventa automaticamente un cliente disposto ad acquistare”. Eppure sembra – sottolineo sembra – che molti brand basino la propria strategia, soprattutto sui social, su contenuti divertenti. Perché questo modus operandi? Ha un senso se sei Ceres o un brand con un target simile, ma per il resto? Qual è la tua opinione?

Ceres non ha bisogno di spiegare a nessun cliente cosa fa e che prodotti commercializza.

Per questo la sua comunicazione ha altri obiettivi – ad esempio ricordare a chi già conosce Ceres che Ceres esiste e ha un approccio differente da quello delle altre birre.

Per piccoli brand – o grandi brand non posizionati come Ceres – le cose vanno diversamente.

Intrattenere non è la chiave che mi spinge a fidarmi e ciò in cui i contenuti possono essere davvero utili alle aziende è la costruzione della fiducia. Questo è ciò che penalizza grandi e piccole aziende. Ecco perché non credo abbia senso per un’azienda senza un posizionamento chiaro puntare su ironia e intrattenimento nello sviluppo dei contenuti.

Attualmente, al netto delle esigenze specifiche di ogni singolo cliente su cui cucire la strategia di contenuti, c’è un formato a cui non è proprio possibile rinunciare?

Il testo. Questo per due motivi. Ad oggi, agli occhi di Google, il testo è ancora l’elemento principale di riconoscibilità (senza testo, Google non capisce chiaramente di cosa parliamo). Il secondo motivo riguarda le nostre abitudini come consumatori, ogni volta che prendiamo una decisione davvero importante lo facciamo valutando un testo scritto, ci fa sentire sicuri. Per questo il testo scritto ricopre un ruolo così decisivo.

Mi è capitato talvolta di avere a che fare con clienti che mi chiedono di non inserire link esterni nei blog post per paura che le persone si “allontanino” dal sito. Non parliamo poi di “citare” la concorrenza. Perché questa paura?

La paura nasce da una mentalità vecchia che tenta di riproporre l’approccio della pubblicità tradizionale in un contesto completamente diverso.

Abbiamo bisogno che l’utente trovi nel più breve tempo possibile tutti gli elementi per fidarsi. Questo non accade se costruiamo un messaggio identico a quello che abbiamo sempre utilizzato in ambito pubblicitario (sono, faccio, caratteristiche, prezzo, qualità, ecc.).

Offrire collegamenti a risorse importanti è invece un’azione nell’interesse del lettore. È così che gli dimostriamo che abbiamo interesse ad aiutarlo e quando lo comprende accade che la sua propensione a fidarsi aumenta rapidamente. Ecco perché quando lavoriamo bene con i contenuti il cliente finisce per vederci come fonte di soluzioni e non come azienda che cerca a tutti i costi di vendere.

Domanda da un milione di dollari: quale sarà il futuro del content marketing?  

Condivido con te qualche riflessione perché come tutti ho molti punti di domanda sul futuro…

L’elemento di cambiamento più forte che vedo ha a che fare con la gestione interna al 100% dei contenuti. Produrre contenuti è un’attività delicata per ogni tipo di business, delegarla però limita in molti modi l’efficacia del contenuto. Per questo sensibilizzare chi sta in azienda, coinvolgendo a diversi livelli le risorse interne nella produzione, sarà una naturale evoluzione del Content Marketing.

 

Ringrazio tanto Alessio per avermi concesso l’intervista, breve ma intensa. Se avete qualcosa da aggiungere, oppure vi va di dire la vostra, perché non lasciate un bel commento?

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Copywriter, amo la narrativa fantastica e umoristica, l’Inter e la scrittura a 360°. Altre passioni: i documentari, la musica indie, l’universo digitale, i videogiochi, la radio, gli sport (quando contraccambiano). Parafrasando Beppe Viola, sarei disposto ad avere 37 e 5 tutta la vita in cambio della creatività di Emanuele Pirella o di Terry Pratchett. Comunicat-ivo.it è la mia casa: sei più che benvenuto!