Category: blogging

scrittura cattive abitudini

La scrittura e le cattive abitudini

Qualche giorno fa scorrevo placido la newsfeed di Feedly quando mi sono imbattuto in un vecchio articolo di Jon Morrow dal titolo tanto provocatorio quanto stuzzicante: 7 Bad Writing Habits You Learned in School.

Non più di due giorni più tardi mi è capitato sotto gli occhi un articolo di Massimo Birattari (a proposito: non perdetevi né i suoi libri né i suoi articoli) che sembrava fare il paio con quello: Ma a scuola si insegnano cose sbagliate?, un pezzo dove l’autore smonta cinque false credenze grammaticali (“Non si inizia un periodo con il gerundio! Non si mette la virgola prima della congiunzione e!” e altre baggianate simili).

Ho letto l’articolo di Jon Morrow per capire cosa intendesse con “cattive abitudini apprese a scuola”. Ma a scuola non si dovrebbe imparare a scrivere bene? mi sono chiesto.
Secondo l’autore, non proprio: a scuola si impara a scrivere in modo corretto, pulito, senza “slanci”, ma non necessariamente a scrivere bene, cioè in modo efficace.

Allora vediamo di mettere in fila queste brutte abitudini di cui parla Morrow per capire se ha ragione o no.

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Le mie tre parole per il 2016

Le mie 3 parole per il 2016

Anche quest’anno raccolgo l’invito di Daniele Imperi, blogger e autore che stimo molto per la sua intelligenza e la sua discrezione, e propongo le mie tre parole per il 2016. Prima, però, vorrei dare un’occhiata alle parole scelte per il 2015 e scoprire se, almeno in parte, ho rispettato gli obiettivi prefissi.

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3 parole per il 2015

Le mie 3 parole per il 2015

Daniele Imperi è un blogger che stimo molto. Non solo trovo la sua scrittura di alto livello, quasi sempre impeccabile, ma mi piace anche il fatto che non abbia paura di mostrare i suoi dubbi, i suoi limiti e la sua inquietudine, che lo spinge a cercare sempre il miglioramento. Ai tanti superman del blogging, mai un errore mai una mancanza mai una cosa che non sappiano fare, preferisco chi, come Daniele, si mostra nella sua interezza.

Il primo gennaio, raccogliendo il suggerimento di Chris Brogan (lo fa dal 2012), ha scelto le sue tre parole per il 2015 e ha invitato i suoi lettori a fare lo stesso.
Raccolgo la proposta e anch’io le mie 3 parole per il 2015. Il 2015 sarà un anno importante per me: o la va o la spacca. O la mia attività di web writer diventa quella prevalente – e sono pronto a colmare tutte le lacune che ho per riuscirci – o, a quasi 35 anni, potrei anche ripensare il mio futuro.

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i blog-replicanti e l'effetto sticazzi

I blog-replicanti e l’effetto sticazzi

[Alert: post blandamente polemico]

Settimana scorsa mi è capitato di leggere questo post di Alessia Savi, pubblicato nei primi giorni di agosto. Nel post Alessia mette in discussione l’assioma per cui chi lavora sul web debba avere per forza un blog per farsi conoscere e creare una rete di contatti per trovare lavoro e collaborazioni.

C’è una parte che mi ha colpito particolarmente:

Vedo troppi blog in giro per la rete che pubblicano gli stessi contenuti, triti e ritriti.
E qualcuno ci scrive persino libri, su argomenti che troviamo online farciti in tutte le salse (e gratis). Altri provano a scriverli con metafore accattivanti, ma il succo del discorso non cambia: sono sempre gli stessi argomenti, un po’ perché si arriva tardi rispetto a chi ha iniziato prima, un po’ perché effettivamente trovare qualcosa di nuovo da raccontare in scenari che di grossi mutamenti non ne hanno vissuti risulta piuttosto difficile.

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4 modi per scrivere male sul web

4 modi per scrivere male sul web

Tu, blogger, hai a disposizione molti modi di scrivere sul web. Puoi decidere di aiutare il lettore, provare a proporre contenuti interessanti, utili, originali, arricchendoli con il punto di vista. Oppure puoi fare come ti pare, scrivere come capita, senza pensare affatto a chi leggerà i tuoi post.
Ecco, visto che ci siamo oggi ti illustro 4 modi per scrivere male sul web e non farti seguire. Pronto?

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Brevità o sintesi nel web writing? Sintesi, ovvio

Brevità o sintesi nel web writing? Sintesi, ovvio

Spesso al web writing è associata la parola brevità. Sul web non si legge, si scannerizza: sii breve. La gente non ha pazienza, legge se e quanto gli va e scappa se vede un articolo troppo lungo: sii breve.
Questa visione della lettura sul web è in parte legittima: è vero che scorriamo il testo senza leggere parola per parola, è vero cha andiamo alla ricerca di “segnali” visivi per capire quali parti sono più interessanti per noi.
Allo stesso tempo, però, sarebbe bene precisare che brevità non è sinonimo di sintesi. Ed è la sintesi che dobbiamo cercare.
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Headline/titolo: la formula delle 4 U di Bly

Headline/titolo: la formula delle 4 U

L’headline è il cuore dell’annuncio pubblicitario. È la prima cosa che salta all’occhio, e buona parte della fortuna di un annuncio si deve a una headline riuscita. Una headline interessante, che incuriosisce, seduce o lusinga ha buone possibilità di far colpo. Se l’headline colpisce, il lettore potrebbe decidere persino di leggere la bodycopy e, chissà, decidere che sì, il prodotto reclamizzato fa proprio per lui.

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Scrivere non basta a scrivere

Scrivere non basta a scrivere

“Che cos’è? Un nonsense?”
Ma no. È una mia convinzione, quasi una fissa: per imparare a scrivere non basta scrivere. Nemmeno scrivere tutti i giorni. Nemmeno scrivere tanto tutti i giorni.
Per questo motivo trovo fuorvianti consigli tipo “per scrivere bene, devi scrivere quotidianamente”: sono incompleti. Non è solo la quantita a fare la differenza, ma la qualità.

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Creare rapporti virtuosi sul web [post breve]

Esempio 1

“Ehi, bello il tuo post. L’ho condiviso”.
“Grazie mille!”.

(L’ho condiviso perché utile, scritto bene, ricco di informazioni, divertente etc. Non perché sei tu. Se avessi scritto una schifezza, a prescindere da chi tu sia non l’avrei condiviso)

Esempio 2

Notifica di Facebook/Twitter/GooglePlus etc.: Tal de Talis ha aggiunto ai preferiti/ritwittato/cliccatomipiace/messo+1 sul tuo post.

“Grazie”
“Di nulla e complimenti!”

(Il tuo post è davvero ben fatto. Ecco perché l’ho apprezzato pubblicamente o condiviso. Chi tu sia poco mi importa)

Esempio 3

“Ehi, questo post/articolo mi è tornato davvero utile, ho imparato un sacco di cose. Ringrazierò l’autore con un mi piace, un retweet o un +1”.

Esempio 4 (evoluzione del precedente esempio 3)

“Ehi, questo post/articolo mi è tornato davvero utile, ho imparato un sacco di cose. Lascerò un commento dove ringrazierò l’autore per il post e aggiungerò qualcosa che potrebbe arricchire il contenuto”.

 

rapporti virtuosi sul web

 

 




E-mail semiseria a un giovane web writer

C'è posta per te.

C’è posta per te.

Carissimo,

finalmente hai deciso: scrivere sarà la tua professione. Sarai un web writer. Le tue dita fremono, la tua mente saltella gioiosa come un coniglietto su un prato: non vedi l’ora di iniziare. Magazine, aziende, persino content marketplace, crepi l’avarizia. Farai il mestiere più bello del mondo…che entusiasmo!

Bene, ma adesso siediti comodo, prendi qualcosa da bere (brand a tua scelta) e leggi questa lettera.

Sarà durissima. Sarà come scalare una montagna. Sarà come nuotare nell’oceano. Sarà come accompagnare la tua ragazza a fare shopping durante i saldi.
Ti aspettano proposte di lavoro indecenti, pagamenti a visibilità e, e deciderai di diventare freelance e aprire la partita Iva (arghhhhhhh), lotte serrate con fiscalità e commercialismi.

Ah, c’è da aprire il blog. Indispensabile. Non fare come me che ho tentennato troppo a lungo. E dovrai scriverci. Magari non tutti i giorni, ma con una certa costanza. Mica vorrai far passare mesi da un articolo all’altro!
E ti assicuro arriverà il giorno in cui ti sveglierai e puff! come per magia non saprai cosa scrivere. Si chiama sindrome del foglio bianco. Non ti sembra di sentirla già crescere in te? Ti sembrerà tutto già detto, tutto già scritto. Allora dovrai prendere un bel respiro, riordinare le idee e utilizzare strumenti come le mappe mentali. Funzionano, fidati. E funziona anche pianificare il lavoro e identificare il tuo pubblico (il target, si chiama). Ci sono strumenti fantastici come Feedly ed Evernote, sai? Raccogli idee e materiale, ti torneranno utili nel momento del bisogno, quando…[vuoto cosmico].

E poi avrai da studiare, da stare sempre sul pezzo. Non appena ti distrai un attimo, Google modifica l’algoritmo, escono dieci libri nuovi sullo storytelling e otto sul social media marketing. Tutti bellissimi? Naaaa, però alcuni non potrai perderteli. Anzi, non dovrai perderteli. Dovrai rinunciare alla t-shirt hipster che ti piace tanto e investire in formazione (a proposito: esistono ottimi corsi di formazione, seguili!).

Non dimenticare i social: gestisci bene le tue pagine? Sai la differenza fra Twitter e Facebook? E Google Plus? Lo usi? No? Ma se è destinato a un grande successo!

E ancora: il/la Seo, che è morta è viva è vegeta è cambiata, e i social media fails che ti circondano da ogni lato , i #sallo e i #sapevatelo, e il “post perfetto” (che non esiste), e influencer e guru e…ah, ti servirà anche l’inglese. Mal di testa, vero?

A questo punto dovresti essere abbastanza spaventato da aver deciso di lasciar perdere e darti all’allevamento di girini. Be’, non farlo. Se hai deciso di scrivere, provaci. Avrai bisogno di molta tenacia e un bel colpo di quadrifoglio di tanto in tanto. Forse dovrai essere un po’ donchisciottesco e combattere con qualche mulino a vento. Ma ce la farai. Se ti darai da fare, il tuo futuro è roseo. Oddio, tendente al roseo, diciamo.

Bene, ho concluso. Attendo di leggere il tuo primo post. Mi raccomando, sii chiaro, evita parole desuete (desuete proprio come desuete), e cerca di chiarire subito l’obiettivo del tuo testo. Vedrai, ce la farai. Anzi, ce la faremo. Perché vedi, sono proprio al tuo fianco.

Tuo affezionatissimo Ivano

 

photo credit: SophieG* via photopin cc