Brevità o sintesi nel web writing? Sintesi, ovvio

Brevità o sintesi nel web writing? Sintesi, ovvio

Spesso al web writing è associata la parola brevità. Sul web non si legge, si scannerizza: sii breve. La gente non ha pazienza, legge se e quanto gli va e scappa se vede un articolo troppo lungo: sii breve.
Questa visione della lettura sul web è in parte legittima: è vero che scorriamo il testo senza leggere parola per parola, è vero cha andiamo alla ricerca di “segnali” visivi per capire quali parti sono più interessanti per noi.
Allo stesso tempo, però, sarebbe bene precisare che brevità non è sinonimo di sintesi. Ed è la sintesi che dobbiamo cercare.

Ma come, brevità e sintesi non sono la stessa cosa?

Come accennavo prima, no. La sintesi implica completezza dell’informazione, la brevità non necessariamente.
Perciò, è bene coltivare l’idea che dobbiamo essere sintetici, non brevi.
Se ci mettiamo in testa essere brevi, rischiamo di scrivere un testo monco, privo di elementi necessari, arrabbattato: un post-Frankenstein (che metafora ardita!).
Il testo sintetico, invece, è quello che racchiude tutte le informazioni utili e necessarie all’argomento, senza nulla di più o di meno: è difficile, certo, ma è quello a cui dobbiamo puntare, per quanto ci possa apparire ostico.

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Un post sintetico può essere breve o lungo: se sufficiente, può bastare una sola immagine per trasmettere l’informazione necessaria. Se servissero 500 parole, allora dovremmo scrivere 500 parole.

 

Un post Frankenstein: non un belvedere. [photo credit: EL EMILIO via photopin cc]

Frankenstein: non un belvedere. [photo credit: EL EMILIO via photopin cc]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I contenuti? Modulari

Per non far scappare il lettore, si sa, meglio evitare i muri di testo, ché contro i muri nessuno vuole andare a sbattere. I contenuti sul web sono a struttura gerarchica e modulare: abbiamo gli elementi discriminanti, indispensabili al testo, e gli elementi secondari, non discriminanti, che approfondiscono il contenuto.
In un recente post ho parlato di spazio e tempo nel blogging: ecco, il concetto alla base è che il testo deve respirare, essendo gli spazi vuoti altrettanto importanti degli spazi pieni, come il battere e levare della musica.
Insomma, sta a noi writer accompagnare i lettori attraverso il nostro testo usando delle indicazioni che lo guidino fra le parole.

Lente d’ingradimento

Molte dei concetti di questo post li ho imparati da Francesco Vignotto. Segnalo inoltre due articoli recenti che parlano di “lunghezza” e “brevità” dei testi:

  • Il post di Daniele Imperi sui contenuti lunghi e le reazioni (commenti & condivisioni) dei lettori al cospetto di testi “corposi”
  • Un breve post su Google+ di Vale Falcinelli che, facendo riferimento alla lezione tenuta per la Settimana della Formazione GT Master Club, ci invita a preoccuparci dei contenuti scritti male, non di quelli “lunghi”.

 

E voi, come vedete la questione? Battete un colpo (commento n.d.r.) se ci siete!

[photo credit: M i x y via photopin cc]
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Copywriter, amo la narrativa fantastica e umoristica, l’Inter e la scrittura a 360°. Altre passioni: i documentari, la musica indie, l’universo digitale, i videogiochi, la radio, gli sport (quando contraccambiano). Parafrasando Beppe Viola, sarei disposto ad avere 37 e 5 tutta la vita in cambio della creatività di Emanuele Pirella o di Terry Pratchett. Comunicat-ivo.it è la mia casa: sei più che benvenuto!